Fratelli e sorelle. Racconti dal carcere

26 novembre 2016 - 2 maggio 2017

Mostra a cura di Domenica Primerano e Riccarda Turrina

In concomitanza con il Giubileo della Misericordia e con il Progetto Utopia 500, promosso in occasione dei 500 anni dalla pubblicazione di Utopia di Tommaso Moro, il Museo Diocesano Tridentino presenta al pubblico la mostra Fratelli e sorelle. Racconti dal carcere, visitabile nelle sale del piano terra fino al 2 maggio 2017. Il progetto espositivo, che ha ricevuto il patrocinio dell'Ordine degli Avvocati di Trento, intende aprire uno spiraglio sulla realtà del carcere, un luogo “altro”, spesso distante dall’esperienza quotidiana. Senza avere l’ambizione di spiegare o documentare la vita all'interno di un penitenziario, la mostra invita i visitatori a riflettere su un tema tanto attuale quanto complesso.

Due le parole guida per il visitatore in questo viaggio tra immagini, suoni e racconti: misericordia e utopia. I due sostantivi fanno riferimento, il primo, a un sentimento rivolto a quanti "vivono nelle più disparate periferie esistenziali" (Misericordiae Vultus, Papa Francesco); il secondo, ad un'aspirazione ideale per immaginare un "altrove" forse irraggiungibile. L'Utopia immaginata da Tommaso Moro, ma anche l'utopia che oggi si declina nell'idea di perdono come alternativa alla vendetta, sentimento che si fa azione e che caratterizza il rapporto della nostra società con chi ha commesso un reato.

Partendo dalle visionarie Carceri di Giovanni Battista Piranesi e passando attraverso le immagini di fotografi, registi e pittori contemporanei, il visitatore sarà gradualmente introdotto in quel mondo 'a parte' rappresentato dal carcere. Un mondo fatto di spazi, immaginati o reali, abbandonati o vissuti; di silenzi, rumori, parole, ricordi, voci e racconti.

Il percorso espositivo

Il percorso prende avvio da una serie di acqueforti tratte dal ciclo Le carceri di invenzione di Giovanni Battista Piranesi (Venezia 1720 – Roma 1778), personalità artistica tra le più complesse, poliedriche e affascinanti del Settecento europeo. Edite originariamente a Roma tra il 1749 e il 1750, le Carceri di Piranesi rappresentano uno degli esiti più alti e innovativi della storia dell'arte grafica e sono divenute ormai un vero caposaldo del nostro immaginario collettivo.

Con le fotografie di Silvia Camporesi (Forlì, 1973) si entra nel silenzio sospeso del carcere dismesso dell'isola di Pianosa. Le attività dell'istituto sono cessate definitivamente nel 2011 e Silvia Camporesi è stata la prima fotografa ad entrare in quel luogo protetto, inedito per la fotografia. Da questo viaggio è nato il racconto per immagini Planasia, un progetto speciale realizzato per Fotografia Europea 2014 che è entrato a far parte della serie Atlas Italiae, un vero e proprio atlante dei luoghi abbandonati, una mappa ideale dell’Italia che sta svanendo.

Il video Fratelli e sorelle. Storie di carceri della regista Barbara Cupisti (Viareggio, 1962), premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi 2012 per il miglior reportage italiano, conduce il visitatore nelle carceri di alcune città italiane. Il documentario non è commentato da una voce narrante: sono le testimonianze dei protagonisti - detenuti, familiari, agenti di polizia penitenziaria e direttori - a raccontare l'emergenza delle carceri di oggi. L'attenzione si sofferma in particolare sulla condizione detentiva delle donne, indagata anche da Melania Comoretto (Torino, 1975) nel suo lavoro fotografico Women in prison, una serie di ritratti femminili realizzati nelle carceri di Rebibbia (Roma) e Trapani.

Le immagini di Luca Chistè (Trento, 1960) e Fabio Maione (Roma, 1951) raccontano gli spazi vuoti dell'ex carcere di Via Pilati a Trento, chiuso nel 2010 dopo 130 anni di storia. Le immagini conducono l'osservatore a riflettere su quale possa essere, al di là dell’immaginario collettivo, del percepito o dell’autorappresentato a livello individuale, il vissuto di una persona costretta, dovendo scontare una pena, a vivere all’interno di un carcere.

La vita del carcere di Via Pilati è al centro del documentario Voci e silenzio di Juliane Biasi Hendel (Merano, 1962) e Sergio Damiani (Milano, 1965). La narrazione della realtà dietro le sbarre è affidata alle voci dei detenuti e di tutte quelle persone che, in condizioni spesso difficili, lavorano 'dentro' le mura del carcere: l'ex direttore del penitenziario cittadino Gaetano Sarrubbo, il personale di polizia, ma anche il medico, il cappellano, i volontari, gli insegnanti.

Chiudono la mostra le superfici di Sergio De Carli (Trento, 1946) che indagano le parole del carcere, espressioni di un parlato a volte gergale, che spesso rispecchiano la mancanza di autonomia, la spersonalizzazione e la dipendenza dall'autorità. Sergio De Carli è anche compositore del brano Spazio (1998) che il visitatore potrà ascoltare nella prima sala della mostra.

La mostra è corredata da un catalogo edito da Museo Diocesano Tridentino e Temi Editrice. Saggi di Elvio Fassone, Liborio Palmeri, Domenica Primerano, Franco Riva e Riccarda Turrina.
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ORARI
lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato: 9.30-12.30 / 14.00-17.30
domenica: 10.00-13.00 / 14.00-18.00

giorni di chiusura
ogni martedì, 25 dicembre, 1 gennaio, 6 gennaio, 16 aprile (Pasqua)

                           
BIGLIETTI
3 € ingresso alla sola mostra Fratelli e sorelle: racconti dal carcere
5 € biglietto combinato mostra e Museo Diocesano Tridentino
ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Il biglietto d'ingresso alla mostra è valido per due ingressi all'esposizione, anche in giorni non consecutivi, per una persona.


INFORMAZIONI
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UFFICIO STAMPA
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CON IL CONTRIBUTO DI 
Provincia Autonoma di Trento, Servizio Attività Culturali